Gli impegni congressuali locali non ci hanno allontanato dalla consapevolezza che, a livello nazionale, presto si faranno scelte importanti che riguardano non solo il Partito Democratico, ma anche l’idea di Paese che dovremo cercare di costruire in futuro.

Ho avuto la fortuna, nell’avventura provinciale di Torino, di dialogare e costruire un progetto con persone dalle storie profondamente diverse. E ritengo che da questa coraggiosa occasione possa crescere un’esperienza politica diversa, non basata su contrapposizioni artificiose in nome del sostegno ad una personalità o all’altra.

Con molte di queste persone condivido anche una sintesi nazionale, con molte altre le strade correranno parallele per qualche settimana, per poi ritrovarci per continuare insieme a lavorare ad un PD diverso, a partire da questo territorio, dai nostri Circoli, dai nostri Comuni, dalle nostre Amministrazioni.

Ho profondo rispetto per le persone che sceglieranno di votare Civati e Renzi al livello nazionale, soprattutto perché riconosco – almeno a quelle con cui io ho potuto confrontarmi – che la loro convinzione, come la mia seppur diversa, ha radici lontane, e una genuinità originale che non può considerarsi opportunismo nè acritica fedeltà ad un nome.

Li ringrazio per la stima reciproca che riusciamo a riservarci, è un segno di rinnovamento della politica che non ha nulla a che fare con l’età, ma con il senso di comunità e rispetto reciproco a cui dovremmo sempre ispirarci.

 

NoteCuperloIo stasera, alla Convenzione del mio Circolo, e l’8 dicembre alle Primarie, voterò convintamente GIANNI CUPERLO.
Ma non lo farò per chi è, chi è stato o per chi sta o meno dalla sua parte, a Roma o a Torino.

Lo farò invece per ciò che dice, per il progetto che ha in mente, per le idee di partito e di paese che è in grado di trasmettere.

 

Lo farò perché questo Partito ha bisogno di un ricostituente per le sue radici, ha bisogno di rispetto per la sua storia e per le migliaia di piccole storie di chi continua a dedicargli cervello e pancia, in ogni angolo del Paese.

Lo farò perché stiamo scegliendo la guida del maggior partito della sinistra italiana e non ancora il candidato Premier.

Lo farò perché un partito di sinistra non può allontanarsi dal proprio mondo e non può rinunciare a combattere diseguaglianza e debolezza sociale, non può strizzare l’occhio alla cultura del singolo individuo e dei suoi bisogni egoisti, sacrificando la difesa collettiva dei tanti che stanno peggio, ahinoi, tutti insieme.

Lo farò perché quasi 70 anni fa molti uomini e donne, più saggi e coraggiosi di tutti noi, hanno scritto su un quaderno che la nostra dignità di uomini e donne sta nel Lavoro, come contributo ad una crescita comune. E la forza della dignità umana che il Lavoro rappresenta sta nell’averlo circondato, nelle stesse righe, con le parole Democrazia, Sovranità, Popolo, Costituzione.

Lo farò perché dove il lavoro manca, non c’è futuro possibile. E quando manca a quella generazione che dovrebbe poterlo costruire quel futuro, vuol dire che danziamo sull’orlo del baratro.

Lo farò perché vergogne come quelle degli esodati siano sanate e mai più accadano e perché alla tutela delle donne, patrimonio del mondo, sul lavoro come nella vita privata, si pensi in termini culturali e non solo legislativi.

Lo farò perché la prima comunità a cui dobbiamo rispetto è la famiglia, quella d’origine con il suo patto generazionale e quella futura, per la quale sia diritto irrinunciabile di tutti, donne e uomini, la libertà di costruirla come sentono, in qualunque forma sia basata sull’affetto, sulla condivisione di un progetto di vita, sul rispetto reciproco e non costretti da etichette o imperativi legislativi.

Lo farò perché questo Paese ha bisogno di generosità complessiva, da parte di tutti noi: da soli non ci si salva e non ci salverà uno soltanto. Una squadra aperta alle nostre diverse culture è quello di cui ha bisogno questo Partito per fornire risposte complesse a problemi complessi.

Lo farò perché mi preoccupa più il berlusconismo che non il suo creatore. La battaglia epocale della nostra generazione (qualunque essa sia) sarà insegnare ai nostri figli o ai nostri nipoti che esiste un modo diverso di intendere il vivere comune, rispetto a quello con cui siamo stati costretti a crescere in questi venti anni. E ce ne vorranno molti più di altri venti.

Lo farò perché il principio comunitario si affermi ad ogni livello, dal PD, all’Italia fino all’obiettivo storico più grande per tutti noi: la nostra Europa. Che però è diversa da quella conosciuta finora, che sia lontana dall’austerità e dal potere incontrollabile della finanza. L’Europa che sogno è comunità di popoli, crogiolo di umanesimo, cooperazione per la pace, culla d’accoglienza e solidarietà in grado di abbattere confini e campanilismi.

 

Voterò CUPERLO perché – ne sono convinto – racconta con il suo stile le idee migliori per guidare il PD in un’Italia diversa e più coraggiosa.
In un paese, come dice, che sia bello e democratico.

Che poi è un paese in cui tutti vorremmo vivere.

Matteo Franceschini Beghini

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